Sessione 6
Eliminata la fauna locale, Phyllo e la guida procedono a raccoglierne le parti di valore, Norward studia le scritture sui monoliti sotto la sorveglianza di Igfirth e Sked medica le proprie ferite appena riportate.
Su richiesta di Norward, il gruppo si riunisce a fornire assistenza durante il rituale per l’apertura dell’Occhio, il quale appare particolarmente dilatato, avendo assorbito energia dallo Shadowfell.
All’inizio del rituale l’Occhio inizia a l(i)evitare, attirando l’attenzione di anime smarrite presenti nell’area, che si manifestano come scuri spettri traslucidi. Messi in guardia da Norward, i membri del gruppo si mettono in azione per evitare che queste lo raggiungano. Dimostrando assenza di rimorsi nell’impedire alle anime di attraversare finalmente nel piano successivo, riescono a tenerne lontano la maggior parte. Tuttavia, a dispetto dei loro migliori sforzi, alcune raggiungono l’occhio, rendendo il rituale instabile. Sked se ne accorge ed entra nel cerchio per aiutare Norward a mantenere l’incanto, ma anche il suo supporto risulta essere insufficiente e il rituale fallisce con l’occhio che cade al suolo inerte.
L’insuccesso si ripercuote su Sked e Norward, sia sul corpo che sulla psiche, ed entrambi si allontanano per metabolizzare gli eventi appena trascorsi.
Grazie agli sforzi empatici di Igfirth e Phyllo il gruppo recupera un po’ di morale, decidendo quindi di riprovare il rituale nel campo della battaglia tra Kheveth e il ragno traditore.
Una volta giunti sul luogo e conoscendo meglio le difficoltà da aspettarsi, il gruppo si prepara per “Il rituale 2, Electric Boogaloo”. Degna di nota una preghiera alla Morrigan permette la manifestazione del leggendario campione della Regina. Il rituale ricomincia, con poche differenze rispetto al primo tentativo, ma proprio mentre alcune anime stavano per raggiungere l’occhio, lo spirito di Kheveth le disperde, permettendo a Norward di terminare con successo.
Recuperando l’occhio, ormai spalancato, Sked entra brevemente in trance, solo per avere uno scatto aggressivo verso Igfirth, come questo fa per rimettere l’occhio nel forziere, ma poi se ne allontana.
Ormai chiaramente stanchi per la spedizione, il gruppo ritorna rapidamente all’ingresso inter-dimensionale, ritornando poi nel crepaccio, risalendolo grazie all’aiuto della guida.
Ritornati al carro, e dopo un breve screzio tra la guida e Sked, il gruppo si rimette subito in viaggio, indifferenti all’ora tarda, con l’unico obbiettivo di allontanarsi quanto possibile dalla zona. Dopo qualche ora il gruppo si ferma in una radura, dove finalmente si accampano ed iniziano a riposare, ad eccezione della guida, che ha già ‘dormito’ durante il tragitto. Subito prima di riposare Igfirth ne approfitta per chiarire alcuni punti di convivenza proprio con la guida, finendo col chiedere che gli venga insegnato l’elfico, per comunicare meglio.
Il risveglio, dopo un meritato riposo, avviene in maniera molto pacifica, aiutato da una colazione abbondante. Igfirth e la guida si allenano, Sked sgrida Igfirth per aver sforzato le parti del corpo ferite e si prende cura degli acciacchi del gruppo; alla fine si riparte alla volta di Havbukt.
Giunti in tarda serata, e dopo aver riconsegnato carro e cavallo, il gruppo viene rapidamente rimesso in azione da un urlo e un rumore di tuono giunto da poche vie di distanza. Sul luogo del sinistro si intravedono cinque cadaveri per terra, una donna ancora viva accasciata su un muro, e una figura incappucciata troneggiante su uno dei cadaveri, che anche da lontano si scorge avere la testa frantumata.
Il gruppo si avvicina alla scena, chi più rapidamente e chi più circospetto, mentre la figura incappucciata si gira lentamente verso di loro, li osserva e poi inclina leggermente il capo mentre sembra guardare Igfirth. Prima di poter realmente agire Igfirth si blocca e quasi salta indietro, come a evitare un attacco imminente, ma la figura per tutta risposta svanisce. Avvicinandosi ad assistere, il gruppo trova un dispositivo meccanico che causa un’area di silenzio, e Kath, il capitano delle guardie, visibilmente scossa, che stranamente chiede assistenza ad occultare le prove di quanto appena trapelato. Nonostante la confusione iniziale, il gruppo accetta di aiutare e lasciare a lei le interazioni con le guardie, sicure di arrivare a breve, ma non prima di indagare la scena, riscontrando ferite molto particolari, tra cui un proiettile.
Dopo aver spiegato alle guardie di essere stata vittima di un agguato ed essere stata assistita dal gruppo, Kath rimane sola con quest’ultimi, invitandoli ad entrare in casa propria, dove spiegherà l’accaduto con calma, garbo e coerenza.
Gianduia