Sessione 15
Sebbene questa pratica inviti facili critiche, le religioni sono adamanti nell’occultare parte della realtà ai propri seguaci, svelandola soltanto a coloro che hanno intrapreso un percorso di rafforzamento mentale.
Quel che i criticanti così facilmente ignorano è come spesso, al pari di una falena attratta da un luccichio, guidati da curiosità per un qualché, coersi da celate conoscenze, sospinti da intriganti idee, adescati da mendaci memorie, molti si affrettano alla propria rovina, inondati da una folle frenesia, per ritrovarsi poi ad agognare la calma e gioia portata dall’ignoranza.
Nello stesso modo potrebbe perdersi Igfirth, mentre le memorie del passato tornano a galla, non più sommerse dalla magia. Sono memorie complesse, che vanno ad aggiungersi ad un trauma, un trauma forse mai completamente risolto proprio perché, così come una cicatrice, guarendo sentiva l’assenza di una parte dell’intero.
Igfirth, giustificatamente scosso, cerca chiarimenti aggiuntivi dal fantasma, Solomon, suo zio paterno. Per tutta risposta tuttavia riceve freddi commenti, a rimarcare come esso mai avrebbe voluto essere ricordato. Sono queste parole a spingere Igfirth fuori dall’ufficio, seguito da Phyllo, empatico nel rifiuto dal proprio sangue, e accendere un fuoco in Sked, il quale non si frena nel criticare duramente le scelte di Sol.
Rientrando nell’ufficio, confortato un poco da Phyllo, Igfirth tenta nuovamente di riallacciare i rapporti con ciò che gli resta della sua famiglia, solo per vedersi mettere in dubbio il fatto di sentirsi ancora parte della famiglia. Per tutta risposta sfodera la tessera del Rododendro, dimostrando il contrario.
Esausto, con Phyllo in spalla, e guidato dalla guardia, di cui ora ricorda, si reca nuovamente al porto, alla ricerca del sollievo dell’alcool. Nel mentre Sked continua a dimostrare la propria indole difensiva, continuando il confronto con Sol. Rendendosi conto della futilità del gesto, e seguito dalla guida e Norward, si avvia quindi verso il porto per raggiungere Igfirth, il quale sta venendo consolato da Phyllo.
Dopo svariate carinerie, il gruppo decide di recarsi da Howl. Qui vengono ripresi per l’essersi attardati nella caserma, avendolo così obbligato ad esporsi. I toni cambiano rapidamente grazie a Igfirth, il quale lo informa della propria vera famiglia, nonché del suo legame col fantasma. Lo interroga infine sulla presenza dei custodi nella sua infanzia, il che riesce a sorprendere Howl, innescando la sua sindrome da impostore, spiegando così la sua dipendenza dal lavoro. Viene infatti rivelato che Sol era loro compagno d’avventura, e avrebbe dovuto coprire la carica di Howl.
Il duo, assieme a Sked, decidono infine di assalire con filosofia Phyllo, reo solo di aver parlato delle proprie origini. Lasciato poi Howl al proprio lavoro, il gruppo si reca alla testa di drago, dove trovano Zikra. Finalmente la tensione si scioglie a colpi di shot, perculate, e storie del passato.
Esausti, Igfirth e Phyllo si recano nelle stanze per fare un bagno caldo e dormire. Nel mentre Sked chiede prima guida a Zikra sul come comportarsi con Igfirth, e poi parla di fede con Turin, chiaramente combattuto tra il suo desiderio di isolarsi e la sua natura da chierico.
In tutto ciò, dopo aver parlato di legami famigliari con Norward, per qualsivoglia motivo la guida decide di rivelargli il proprio nome. Superata la notte, Sked porta Igfirth nel seminterrato per parlare nell’unico modo che conosce, combattendo. Curiosamente sembra funzionare.
Infine è il turno della guida di parlargli, facendolo aprire in modo più verboso circa il proprio passato.
Alla fine di questa giornata intensa, chi sbronzo di alcol e chi di lacrime, tutti arrivano nei rispettivi letti a riposare. Tutti meno che la guida. Che ha già completato la sua meditazione per questa notte. E come al solito si trova solo con i suoi pensieri, ad attendere che i suoi compagni si sveglino.
Gianduia.